Mostra Vimercate – Corgnati

Manuela Carrano, Corpo perfetto

Un soggetto, il corpo e in particolare quello femminile, su cui si è focalizzata anche l’attenzione di Manuela Carrano, che da anni si muove trasversalmente sui linguaggi dell’immagine, corteggiando la pittura, utilizzando la fotografia (e spesso sovrapponendole entrambe nella stessa immagine) e soprattutto facendosi l’interprete di una tecnica difficile, originale e paziente, “femminile” quasi per antonomasia, come il rivestimento della superficie e, di fatto, la costruzione di corpi e volumi non con pennellate ma con migliaia e migliaia di spilli appuntati su tavola, talvolta dipinta e talvolta invece rivestita di stoffa nera o bianca. I corpi dell’artista risultano così letteralmente delineati e resi consistenti da tanti, innumerevoli segni metallici che scalfiscono la continuità dell’immagine, animandola di riverberi di luce guizzante e affilata, tagliente. Perché questo rilievo di spilli ha una straordinaria mobilità, un intenso dinamismo e reagisce a ogni minimo cambiamento della luce, catturando e riflettendo. È morbido come una pelliccia, seducente come un velluto, conturbante
come una pelle viva, pericoloso come una tagliola.

Sangue e amore, tempo e tempo e pazienza e accanimento certosino e tutto l’infinito tempo delle donne (una frase che ha ispirato una delle più belle opere di un’altra artista italiana, Dadamaino) e una maniera assolutamente originale di evocare la pittura servendosene di fatto solo raramente, hanno ispirato questo lavoro così laterale e così centrato, così obliquo rispetto ai linguaggi e così capace di colpire direttamente il cuore della sensibilità contemporanea.

Affascinanti e temibili, le immagini di Manuela Carrano sono proposte oggi per la prima volta.

Manuela Carrano ultimamente complica con nuove implicazioni, spesso critiche o ironiche,
la perfetta prestanza dei suoi corpi di spilli, spesso prelevati di peso da qualche statua classica o dipinto antico, dalla Venere del Botticelli al Discobolo alla Eva di Cranach. Precipitati nella contemporaneità, la loro offerta, o il loro look, si è adeguato ai tempi: ecco Eva dunque, che non offre più la mela ma un vassoietto Mac Donald, ed un ambiguo giovane neo-aborigeno dal corpo ricoperto di tatuaggi a loro volta ricoperti di scintillanti aghi metallici.

Non c’è rosa senza spine, diceva l’adagio ottocentesco. Non c’è corpo senza problema, potremmo aggiungere noi, non c’è corpo che non debba confrontarsi col tempo e che nel tempo trovi, come
l’artista insinua, una data di scadenza ma anche, aggiungiamo, nuovi appuntamenti con diverse forme di bellezza.
martina corgnati