Biennale 2006 – Scimè

Il corpo come metafora

La Carrano usa uno degli oggetti femminili per eccellenza:lo spillo.
Le sue immagini,languide ed evocative di pulsioni erotiche,sono esaltate,in ampi dettagli,da un fitto disegno di pungenti spilli che,sinuoso,crea luminose tonalità,sottolineando l’ambiguità della percezione.
Eppure,lo spillo produce superficiali graffi di bruciante dolore.Sarebbe quindi,la negazione di tutto ciò che sentiamo come “ affettivo”“amorevole”,ma per Manuela Carrano gli spilli sono:”Simboli di precarietà,destinati,nel lavoro del cucito,ad essere sempre rimossi dalla loro posizione iniziale…ben rappresentano la condizione umana.”
Sottile è il gioco, e di non facile svelamento.
La condizione umana che la Carrano mette in scena ci incanta nel seguire la trama lucente degli spilli che disegnano un altro segno sulla fotografia,e ci perdiamo la sussurrata metafora della vita,del corpo,involucro caduco come di labile inconsistenza è il ricamo.
La Carrano,fedele ai propri strumenti e discostandosi dalle consuetudini, costruisce libri con tela e fotografie,cuciti e ricamati a mano.
Giuliana Scimè